E' in fondo a destra.
Non ne posso più.
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daphnae83 alle ore 23:31 |
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"Il coccodrilletto nel fiume un dì discese, e a nuotar sorprese di pesci un bel gruppetto, e tutto arcigiulivo gli artigli suoi arrotò, dischiuse poi le fauci e i pesci si mangiò."

Cosa esser tu? O meglio, chi esser tu? Potrebbe essere la domanda del secolo, o del millennio, o di sempre perchè no. L'evidenza insegna che il più forte si pappa sempre i più deboli, e che quindi bisogna arrotar gli artigli e prepararsi a combattere.
Chi siamo allora? Dei combattenti? Un miscuglio indefinito di perdenti e vincenti interscambiabili, ma mai totalmente forti o totalmente deboli.
La ruota gira? Se vogliamo, forse sì, ma saremo e siamo sempre noi a spingerla, a farla girare, correndo senza arrivare da nessuna parte.
Dei criceti, ecco cosa siamo.
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daphnae83 alle ore 11:58 |
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idiozie
In macchina, tornando a casa.
"Credo che domani proverò a dipingere", ho pensato. Ma dov'è finito il mio ultimo disegno? In qualche posto sperduto della mia camera; incompleto. Un'idea geniale e non finita. C'è sempre qualcosa di incompleto nella mia vita; forse perchè non ho il coraggio di credere fino in fondo in ciò che faccio; e preferisco non finire ciò che potrebbe rivelarmi la realtà: talento o mancanza totale di esso.
Ho sonno, ed è tardi. Ho bisogno di ritrovare la mia libertà.
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daphnae83 alle ore 01:11 |
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diario
Rileggevo i miei aborti di racconto, scenari disossati ripieni di aria fritta e croccante, consapevolmente cosciente della deficienza e inefficienza delle mie parole anche su me stessa, e devo ammettere che sono piacevolmente soddisfatta della mia mancanza attuale di qualsivoglia impulso letterario, tale da non arrecare danno a nessuno. Nessun dorma. O sia sveglio. Insomma, fate quel che vi pare. Mi darò all'ippica; non ai cavalli sia ben inteso, ma ad una comune pratica di cavalcamento.
Vado a pranzo che è tardi
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daphnae83 alle ore 13:05 |
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Ho cominciato a scrivere su un quaderno, e a non fidarmi più del mio pc, da quando dopo una semplice formattazione ho perso più di metà di tutto ciò che avevo scritto in tutta la mia vita. Cretina io a non aver copiato la roba da qualche altra parte. Ma vabbè, se non sbaglio successe anche ad Hemingway di perdere tutti i suoi lavori per colpa di una moglie disattenta.
Questo pomeriggio tornavo a Pisa dal mare, e la domenica non mi è mai sembrata così sonnacchiosa, con le luci che diventavano sempre più rosate, scolpendo le curve collinari che mi facevano pensare ad un nudo di donna, dipinto su un quadro banalmente azzurro. E gli elicotteri danzavano a spegnere l'ennesimo incendio.
Le colline ardevano impazienti di essere spente.
E goccia a goccia fa male dentro me...
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daphnae83 alle ore 19:45 |
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Penetrante e leggera. L'aria scivolava lentamente sotto il vestito di tulle e taffettà. Era così fredda. Non volevo indossare quell'abito, mi faceva sembrare una bambolina di porcellana con le gote e il naso rossi dal gelo.
Fissavo immobile la croce uncinata sulla sua testa. Avrei voluto staccarla dalla parete e conficcargliela in testa, un Cristo in croce.
Ma i polsi e le caviglie legati alla testa del letto mi immobilizzavano come il peggiore dei veleni.
E lui era lì, noncurante, seduto alla sua scrivania, immerso tra fogli e cambiali, completamente dimentico di me, ma cosciente della possibilità di usarmi all'occorrenza.
Mi aveva presa e catturata, prelevata dal mondo fluttuante in perpetua mareggiata ed infilata in un'ampolla di vetro come il più miserabile dei pesci rossi.
Le mie gambe erano forzatamente aperte, pronte a riceverlo, ogni giorno. Passava ore a imboccarmi come se fossi stata una bambina ingenua e menomata, annusava i miei odori più nascosti e se ne appropriava ingordo e insaziabile.
E ogni giorno aspettavo impaziente il suo arrivo, non potevo più fare a meno di quell'intrusione poderosa e invadente. Anche lui in qualche modo era diventato mio. Aveva congelato la mia essenza e trasformata in dipendenza da ciò che io non avevo e che desideravo sempre più.
E ad un tratto non fui più sola. Qualcosa dentro di me si stava muovendo e prometteva di portarmi via da quella prigione d'amore.
Sangue e una poltiglia informe fra le cosce doloranti. Letto di sangue, gambe di sangue, braccia di sangue.
Quando lui tornò, non gli rimase altro che una bambola di porcellana.
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daphnae83 alle ore 22:08 |
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racconti
Ho lanciato un sasso e ho aspettato. Che succedesse qualcosa. Ma sono rimasta lì imbambolata ai bordi della piazza, per un'ora, o forse due. Poi, mi sono voltata verso la via pricipale e ho cominciato a correre, con un effetto domino ritardato. E questa clessidra? Cosa vuol dire? Tempo sprecato?
"E invece no, signori della corte! L'imputata ha indugiato il tempo che riteneva opportuno, quello necessario a trarre le conclusioni di cui aveva bisogno. E' anche vero che il sasso lanciato non ha subito alcun cambiamento e non è stato nè raccolto nè lanciato nè trasmutato in qualcosa di commestibile, ma ciò non ha una reale importanza. L'essenziale è che l'imputata abbia finalmente compreso la causa ultima del suo gesto, il motivo per cui ha lanciato quel fatidico sasso. Che, ovviamente, per un effetto domino che giudicherei ritardato, ha causato la sua fuga apparentemente ingiustificata. Ma, come tutti sappiamo, ogni elemento dell'universo ha la sua ragion d'essere, per cui vorrei che anche voi riusciate a comprendere l'innocenza della mia cliente. Perchè, e questo posso affermarlo con la massima sicurezza, l'imputata è innocente".
Essere legati ad una sedia non è piacevole, soprattutto se sai che nel giro di pochi secondi delle inarrestabili scariche elettriche attraverseranno il tuo corpo. Ecco l'ultima immagine, la mia sagoma riflessa nel vetro di fronte ai miei occhi. E, finalmente, è successo. Ed ho capito.
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daphnae83 alle ore 00:38 |
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follie preferenziali
Lo definirei finale col botto. Non pensavo che mi leggesse, in silenzio, così tanta gente. Inaspettatamente! Solo che c'è il solito problema: la gente non capisce che quello che scrivo qui non è sempre oro colato, non è tutto vero e corrispondente a me stessa, ma il più delle volte sono esercizi di scrittura. E' anche vero che spesso uso il blog per sfogarmi, ma sono appunto "sfoghi", dettati da un momento, una situazione, uno stato d'animo passeggero. Può sembrare un discorso inutile in quanto scontato, ma la vita mi ha insegnato che non bisogna dare troppe cose per scontate. E, purtroppo, mi ha anche insegnato che c'è gente cattiva che farebbe qualsiasi cosa per metterti in cattiva luce davanti agli altri, solo per invidia. Ma veramente cattiva. Ormai dovrei essere abituata a questo tipo di cose, dovrei farmele scivolare addosso; e invece no, perchè semplicemente mi dispiace che si pensino cose non vere sul mio conto. Non è giusto. Soprattutto se ci si comporta correttamente e se si cerca di non fare del male a nessuno.
Essere troppo buoni e vivere in questo mondo sono due cose che non possono andare insieme.
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daphnae83 alle ore 13:03 |
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Forse è la pioggia che scorre incessantemente, che colpisce l'asfalto, i tetti, le bici parcheggiate lì fuori; vorrei uscire e lasciarmi colpire anch'io, far parte in qualche modo di questa musica mai uguale a se stessa, più o meno intensa, più o meno triste.
Apro la finestra e allargo le narici per inghiottire tutta l'aria che posso; è così fredda che mi fa tossire, ho come l'impressione di averla disturbata, o contaminata.
Ci sono momenti in cui mi sembra di non far parte di niente, nè della natura, nè delle persone, nè del mondo stesso. Mi sento come un'entità a sè stante, unica quanto inutile, incapace di comunicare o interagire, in disaccordo con quello che ho intorno. Una corda di chitarra stonata. Male accordata. E che nessuno si dà pena di accordare, riparare, aggiustare, perchè nel complesso armonico non fa la differenza.
Vuol dire che a furia di tendermi e contorcermi mi sistemerò da sola. Sai che novità.
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daphnae83 alle ore 17:51 |
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diario

Ho cominciato a nascondermi tra la folla. Non mi piace sentirmi osservata, o piuttosto non mi piace più. E così cammino per strada, tra la gente, con la musica nelle orecchie, e le voci nella testa. Sarà l'aria pungente dell'inverno che si avvicina, o l'odore dei camini accesi, il vapore che si condensa e il cielo terso senza umidità, non lo so. E' che mi sento tutt'un tratto sensibile. Sensibile a ciò che mi è intorno, un po' meno a ciò che c'è dentro.
Cammino e li sento rimbombarmi nel cervello. Quando sono sola. Sola tra persone che non conosco. E misuro i miei passi. E parlo con loro. Gli prometto una qualche esistenza, ma ancora non ci riesco. Torno a casa, e c'è così tanta gente intorno! Che mi parla mi guarda fa domande.
Ho comprato delle scarpe nuove per correre e pensare.
Forse dovrei smettere.
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daphnae83 alle ore 16:57 |
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diario